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12 gennaio 2009
Gaza: dal Pse un appello per la fine delle violenze
Da Rose Rosse d'Europa riceviamo e pubblichiamo quanto segue
  
Il Gruppo PSE al Parlamento Europeo:
1 Esprime la propria più profonda indignazione per le violenze nella Striscia di Gaza e per le conseguenze dello sproporzionato uso della forza da parte dell’esercito israeliano, causa di centinaia e centinaia di vittime, una larga parte delle quali civili, tra cui anche numerosi bambini.
Deplora fortemente che obiettivi civili e delle Nazioni Unite siano stati colpiti; chiede a Israele di rispettare i propri obblighi in materia di diritto internazionale e di diritto internazionale umanitario, nonché di permettere alla stampa internazionale di seguire gli eventi sul campo. Chiede ad Hamas di interrompere il lancio di razzi e di assumersi le proprie responsabilità impegnandosi in un processo politico che conduca alla ripresa del dialogo inter-palestinese e dei negoziati in corso.
2 Chiede un cessate-il-fuoco immediato. Il cessate-il-fuoco, che deve comprendere anche un ritiro dai territori rioccupati in questi ultimi giorni, e la tregua negoziata dovrebbero essere garantiti da un meccanismo predisposto dalla comunità internazionale al fine di permettere il dispiegamento, lungo i confini della Striscia di Gaza, di una forza multinazionale che includa anche i Paesi arabi e musulmani. Invita l’Unione Europea ad appoggiare ogni accordo raggiunto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
3 Domanda con forza alle autorità israeliane di permettere che i viveri, l’aiuto medico più urgente e il carburante possano essere consegnati attraverso l’apertura di valichi e la rimozione del blocco della Striscia di Gaza. L’annuncio dell’apertura di un corridoio umanitario a Rafah è un primo passo che deve essere urgentemente realizzato. Chiede alle istituzioni europee ed agli altri donatori internazionali, in cooperazione con le Nazioni Unite e le Organizzazioni Non-Governative, di fornire un livello di aiuti adeguato in vista delle crescenti necessità e chiede ad Israele di non ostacolare questo sforzo umanitario essenziale. Questo aiuto potrebbe contribuire a ricostituire gradualmente una ripresa economica nella Striscia ed a ricreare condizioni di vita dignitose per la popolazione palestinese, in particolare per i più giovani.
4 Considera che la riattivazione immediata degli “Accordi su Movimento e Accesso” e dei “Principi Negoziati per il Valico di Gaza”, del settembre 2005 tra Egitto, Israele e Palestina dopo il ritiro unilaterale di Israele da Gaza, deve essere garantita senza alcuna restrizione. L’Unione Europea potrebbe dare un contributo essenziale in questo senso riattivando la propria missione di monitoraggio a Rafah.
5 Ribadisce che non può esistere alcuna soluzione militare per il conflitto israelo-palestinese e ritiene che sia il momento per un accordo di pace complessivo e duraturo che tenga conto dei negoziati condotti finora da entrambe le parti. Una conferenza internazionale promossa dal Quartetto e con la partecipazione di tutti gli attori regionali, sulla linea dei precedenti accordi tra Israeliani e Palestinesi e dell’iniziativa di pace della Lega Araba, potrebbe essere messa in atto nel perseguimento di tale obiettivo. Considera che un rinnovato sforzo per la riconciliazione tra i Palestinesi sia un passo essenziale in questa prospettiva.
6 Sottolinea nuovamente che ogni rafforzamento delle relazioni politiche tra Israele e l’Unione Europea deve essere fortemente condizionato al rispetto del diritto internazionale umanitario, a un impegno concreto verso un accordo di pace complessivo, alla fine della crisi umanitaria a Gaza e nei Territori Occupati e al rispetto della piena attuazione dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e Autorità Palestinese. Finché la situazione rimarrà così critica, il Gruppo PSE manterrà la propria posizione negativa sul voto del parere del Parlamento Europeo su una più avanzata partecipazione di Israele ai programmi comunitari.
7 E’ preoccupato per le serie conseguenze della recrudescenza del conflitto sulla vita quotidiana dei cittadini della regione e sulle speranze di una pace duratura in tutto il Medio Oriente; sottolinea altresì il rischio di nuocere alla comprensione reciproca ed al dialogo tra tutte le comunità in Europa.
8 Chiede urgentemente all’Unione Europea di assumere un ruolo politico più forte ed unito, come fu nel caso della crisi in Libano nel 2006 e della recente crisi tra Georgia e Russia. Nella propria azione, l’Unione Europea deve cogliere l’opportunità di cooperare con la nuova amministrazione statunitense e di porre termine al conflitto con un accordo basato sulla soluzione “due popoli, due Stati”, dando finalmente la possibilità ad Israeliani e Palestinesi di vivere fianco a fianco in pace e sicurezza. Questo sarebbe un contributo enorme all’obiettivo di creare una nuova struttura pacifica di sicurezza regionale in Medio Oriente.
9 Invita i propri Membri, in collaborazione con i partiti del socialismo europeo, con gli altri movimenti progressisti e con le organizzazioni non-governative, a promuovere attivamente tra l’opinione pubblica europea una campagna politica centrata sul forte appello per la pace in Medio Oriente.

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permalink | inviato da fraska il 12/1/2009 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
5 luglio 2008
CHE TRISTEZZA COMPAGNI!

LO SCANDALO DELLE LEGGI AD PERSONAM
Il governo Berlusconi sta compiendo gli ultimi passi al fine di sovvertire le basi, già malsane della nostra architettura repubblicana. La legge “salva premier” che permette la sospensione dei processi commessi prima del 30 giugno 2002, il lodo “Alfano-Schifani” scritto per concedere l’immunità alle quattro più alte cariche dello Stato e il tentativo di impedire l’uso delle intercettazioni telefoniche ne sono la riprova. Tutti provvedimenti atti a perpetuare quel progetto scellerato attraverso il quale il Primo Ministro potrà continuare nell’indifferenza e nell’ignoranza generale a evitare di essere giudicato dalla magistratura per curare come ha sempre fatto i propri affari e interessi personali.
La legge “salva premier” ha l’unico scopo di impedire che il processo Mills che vede imputato Silvio Berlusconi per corruzione in atti giudiziari possa avere una naturale conclusione. Il lodo Alfano-Schifani (i nomi dicono già tutto) consentirà l’immunità al Presidente della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio per la durata del proprio mandato e rappresenterà un unicum nel panorama politico europeo. Una norme simile è presente soltanto in Grecia, in Portogallo e in Francia dove però chi usufruisce del provvedimento è il solo Presidente della Repubblica. In nessun Paese accade quel che sta accadendo in Italia ma soprattutto in nessun paese un capo di governo propinerebbe una legge simile quando è lui stesso il primo a ricavarne dei vantaggi e l’unico scopo è quello di rimanere ingiudicato.
Le leggi ad personam sono aliene alla civile dialettica delle altre democrazie europee. Non è così in Italia dove lo scempio avviene nella totale disinformazione televisiva, soprattutto ad opera dei tg mediaset che tacciono la gravità e le vere motivazioni dell’urgenza di quelle leggi.
Il rischio al quale siamo di fronte è che venga ormai definitivamente leso quel sacrosanto principio di uguaglianza di fronte alla legge che è inscritto nella nostra Costituzione e già troppe volte disatteso. Da adesso in avanti nelle aule di tribunale dovremo scriverci “La legge è uguale per tutti, eccetto per Silvio Berlusconi”.
In un periodo come questo, di disaffezione della gente verso la politica, di un sentimento vasto che percepisce nella classe politica la logica della casta e del profitto personale, approvare leggi come queste che davvero segnano uno spartiacque profondo fra i cittadini e chi li governa vuol dire ergere un muro invalicabile fra le due parti. E noi quel muro siamo chiamati ad abbatterlo.
Rimango basito inoltre che di fronte a quanto sta accadendo non ho sentito nulla da parte del padre dell’antipolitica Beppe Grillo e dei suoi grillini o degli autori del libro “La Casta” Rizzo e Stella, tutti personaggi venuti alla ribalta durante il governo Prodi che con le difficoltà che ognuno di noi conosce cercava di risolvere i problemi degli italiani anche a costo di misure impopolari. Adesso che assistiamo al culmine del concetto stesso di “casta” intesa come fazione in procinto di costruirsi norme a proprio uso e consumo non aprono bocca.
Che tristezza compagni!

LA VERA EMERGENZA: I SALARI
Mentre le attenzioni si concentrano altrove, sembra che le vere emergenze del paese siano magicamente venute meno e che oggi si viva molto meglio solo perché al governo c’è il centrodestra. A Napoli sembra non esserci più la spazzatura, così come la criminalità appare già un lontano ricordo. I tg non imbottiscono più le pagine televisive di fatti di cronaca nera, soprattutto ad opera di immigrati che hanno sempre agito grazie alla negligenza e all’incuranza del governo Prodi. Oggi invece sono scomparsi, anzi sono tutti diventati innocui grazie alle nuove leggi del governo.
Un governo che con la farsa dell’Ici ha fatto credere agli italiani di risolvere il problema di arrivare alla fine del mese. Come se bastasse a far quadrare i conti dei cittadini.
La vera emergenza italiana sta nel restituire il potere di acquisto che negli ultimi otto anni è terribilmente crollato a chi più degli altri si è visto restringere le proprie possibilità e le proprie aspirazioni. Parlo dei lavoratori dipendenti e dei pensionati, gli unici a non potersi permettere di evadere il fisco, gli unici ad aver pagato l’aumento dei prezzi (incontrollato e manipolato, con l’avvallo del governo Berlusconi 2001-2006) al cambio di moneta, gli unici a vedersi superare in graduatoria al momento di ottenere una casa popolare o la borsa di studio per i figli da commercianti e liberi professionisti che dichiarano redditi da 5 mila euro l’anno! Sono queste le gravi ingiustizie italiane. E la riduzione delle tasse a questa fascia di popolazione che ultimamente si è impoverita a vantaggio di altri è la vera questione sociale da affrontare anziché eliminare l’Ici a chi non ha bisogno in quanto evade le imposte e non dichiara quanto realmente guadagna.

IL PD E LA COLLOCAZIONE EUROPEA
Sulla collocazione europea del Partito Democratico abbiamo già detto molto e non intendo ripetere quanto scriviamo da mesi. Oggi è impensabile farsi promotori di una politica di qualsiasi natura (estera, economica…) senza tenere conto del contesto nel quale si è chiamati ad operare che è in primo luogo un contesto europeo e poi globale. I grandi partiti politici dell’uno e dell’altro campo non possono affrontare le sfide che hanno di fronte senza che ci sia una visione e un’unità d’azione comuni in Europa. I partiti riformisti del centrosinistra europeo devono saper proporre soluzioni convergenti in materia di welfare e di sviluppo economico in grado di connotare unitariamente i propri paesi dentro una dimensione continentale e non nazionale. Solo seguendo questa strada è possibile reggere il passo dei grandi mutamenti che stanno modificando lo scenario mondiale.
In Europa la quasi totalità delle forze riformiste siedono fra i banchi del Partito del Socialismo Europeo, simbolo di quella politica in grado di coniugare crescita economica, sviluppo sostenibile, tutela dei diritti del mondo del lavoro, pari opportunità e giustizia sociale. Molti partiti di governo fanno parte del Pse come il Partito Laburista inglese, il Partito Socialista spagnolo o i Socialdemocratici tedeschi.
Francesco Rutelli e altri ex Margherita rifiutano l’idea di entrarvi in quanto secondo loro bisogna dare vita a un campo “più largo” che comprenda anche i partiti liberal-democratici appartenenti al gruppo dell’Alde. Le motivazioni risiedono nel fatto che si debba costruire in Europa ciò che si è costruito in Italia cioè una forza che comprenda liberali, socialisti, democratici…La miopia di Rutelli &C sta nel non rendersi conto che molti partiti dell’Alde nei rispettivi parlamenti nazionali sostengono governi di centrodestra che in materia economica ad esempio adottano politiche diametralmente opposte al Pd e ai partiti socialisti europei. Rutelli non si rende conto che il Pd è frutto di una particolare anomalia in Italia che la vedeva orfana, unica in Europa, di una forza socialista che raccogliesse più del 30% dei consensi. Non si può esportare in Europa l’anomalia italiana. E bisogna smettere di considerare il Pse come la Seconda Internazionale anche perché Tony Blair non mi pare proprio un pericoloso filo-bolscevico. L’internazionale socialista oggi è aperta al contributo di forze come il Partito del Congresso Indiano, il Partito Democratico Americano di Obama, Clinton e Kennedy e di molti altri partiti che pur non definendosi “socialisti” ne fanno parte perché le risposte che danno agli enormi problemi di oggi sono le stesse.
Il Partito Democratico deve quindi entrare senza tentennamenti nel Pse, consapevole della propria originalità e del contributo non indifferente della matrice cattolico-democratica che potrebbe solo arricchire le culture riformiste europee.

LA SITUAZIONE DEL PD ASCOLANO
Mentre in Italia accade quanto si è detto, mentre in città un’opposizione compatta e propositiva darebbe l’avviso di sfratto all’amministrazione comunale per gli enormi disastri di questi ultimi nove anni, il Pd ascolano è occupato nelle solite scaramucce interne, fra botte e risposte sui quotidiani locali tese a ribadire le battaglie, le diversità e le divisioni dei dirigenti. Anziché compattarsi per meglio affrontare un lungo e difficile anno che ci separa dalle elezioni comunali del 2009, stendere un programma condiviso e ambizioso, si pensa a colpirsi a vicenda con le frecciate sui giornali non venendo meno alla tradizione locale del partito e al costume nazionale della sinistra italiana spinta dal motto “facciamoci del male”. E intanto Celani ride…
Che tristezza compagni!
Forse siamo noi che non abbiamo capito come si fa politica o forse, io credo, noi giovani democratici siamo chiamati in primis a farci portatori di un nuovo modo di concepire la politica e il rapporto interno al gruppo dirigente. Noi pensiamo che le questioni interne, i cosiddetti “panni sporchi” vadano lavati in casa e non urlati ai quattro venti. Gli avversari sono fuori da questo partito non dentro. Spesso è un aspetto che viene dimenticato.

Matteo Terrani
Coordinatore Giovani Democratici Ascoli Piceno

29 giugno 2008
Fassino: Noi, il Pd e l'Internazionale Socialista

Intervista di Umberto De Giovannangeli - L'Unità  

1910_843065.jpgL’Internazionale Socialista a congresso. Un appuntamento che in Italia viene seguito anche in chiave interna, rispetto alla futura collocazione internazionale del Partito Democratico. «L’Unità» ne discute con Piero Fassino, ministro degli Esteri nel governo-ombra del Pd, che assieme a Massimo D’Alema, Luciano Vecchi e Federica Mogherini farà parte della delegazione che parteciperà ai lavori del XXII Congresso dell’IS che inizierà domani ad Atene. «Saremo ad Atene - anticipa Fassino - per costruire una casa riformista più grande».

Cosa rappresenta il Congresso dell’Is che si apre oggi ad Atene?
«È il Congresso della più grande famiglia politica del mondo, perché l’Internazionale Socialista con i suoi 185 partiti è una sorta di “Nazioni Unite” delle forze progressiste, riformiste, socialiste di tutto il mondo: 185 partiti, la maggior parte dei quali ha avuto e continua ancora oggi ad avere responsabilità di governo; partiti abituati a misurarsi con le sfide del mondo e con le scelte che la politica deve compiere quotidianamente. Questo Congresso si colloca in particolare in un momento nel quale l’intera comunità internazionale deve fare i conti con cambiamenti radicali di scenario...».

Quali i più significativi?
«Si pensi soltanto a come il costante aumento del prezzo del petrolio stia facendo emergere una grande questione energetica, con connotati del tutto nuovi rispetto al passato, e che si salda alla centralità della questione ambientale e climatica. Pensiamo come l’affacciarsi sui mercati di grandi nazioni come la Cina, l’India, il Brasile, e tante altre stia cambiando il profilo dell’economia mondiale.
Pensiamo alle frequenti crisi finanziarie che scuotono il mondo e sollecitano una radicale riforma delle istituzioni finanziarie internazionali, come il Fmi e la Banca mondiale. Siamo al termine della Presidenza Bush, e con la fine del suo mandato presidenziale siamo di fronte all’esaurimento di quell’unilateralismo con cui dopo l’11 settembre gli Stati Uniti avevano cercato di dare un ordine al mondo: una strategia che si è rivelata non solo inefficace, ma foriera di nuovi conflitti e tensioni.
E al tempo stesso ci rendiamo conto che il multilateralismo di cui tutti avvertiamo la necessità, non basta evocarlo ma bisogna costruirlo creando le condizioni perché le istituzioni internazionali, a partire dall’Onu, abbiano il potere, le risorse, gli strumenti necessari a esercitare effettivamente una funzione di “governance”, così come il multilateralismo richiede l’assunzione di responsabilità di tutti i Paesi e di tutti i popoli, il che non è affatto scontato e necessita di una paziente, e tenace costruzione.

Pensiamo, inoltre, a come il mondo continui ad essere percorso da conflitti drammatici: abbiamo sotto gli occhi quello che sta succedendo nello Zimbabwe; per non parlare di quei conflitti che da lungo tempo segnano il mondo senza approdare a una soluzione: dal Medio Oriente al Darfur, alla questione birmana. E per venire più vicini a noi, pensiamo al delicato momento che vive l’Ue dopo il referendum irlandese.
Insomma, siamo in un tornante della vita del mondo particolarmente delicato, nel quale si pone alla comunità internazionale l’esigenza di individuare gli strumenti e gli obiettivi di una “governance” economica, per dare alla globalizzazione un ordine maggiore di quello che ha avuto fin qui; una “governance” sociale, per fare in modo che i benefici della crescita e dello sviluppo del mondo si traducano in una ridistribuzione di opportunità, di ricchezza e di possibilità per un numero grande di uomini e donne del pianeta; una “governance” politica, capace di dare soluzione ai conflitti, di creare le condizioni perché il mondo possa veder riconosciuti e affermati ovunque quei fondamentali diritti individuali e universali che sono essenziali per garantire in ogni continente e in ogni nazione libertà ai cittadini e maggiori opportunità di crescita e di prosperità.
Sono questi i temi che saranno al centro del Congresso di Atene, quindi tutt’altro che una sede burocratica, tutt’altro che una sede autoreferenziale di dibattito politico interno, bensì un luogo nel quale quei 185 partiti che rappresentano il mondo si misurano con le sfide del nostro tempo».

In questo Congresso come vivrà l’esperienza del Pd italiano?
«Intanto bisogna partire dal dato che ormai da molto tempo l’IS non è più la Seconda Internazionale come spesso viene rappresentata in modo caricaturale, nel senso che da molto tempo non è più composta soltanto di partiti socialisti e socialdemocratici, come era un tempo. D’altro canto, già sotto la presidenza di Willy Brandt l’Is è venuta ad assumere sempre di più una configurazione globale e mondiale, aprendosi a partiti che vengono da altre storie e da altre culture, anche perché l’esperienza socialdemocratica in quanto tale è essenzialmente una esperienza europea. Ed oggi, quasi la metà dei 185 partiti che compongono l’IS non viene da una esperienza socialista o socialdemocratica: si pensi all’African National Congress sudafricano o ad Al Fatah palestinese, che derivano la loro identità dalle lotte di liberazione e per l’affermazione dei diritti civili e umani; partiti dell’America Latina e dell’Asia che vengono da esperienze di carattere progressista fortemente incardinate nelle identità delle loro nazioni e dei loro popoli: il Partito liberale colombiano, il Partito democratico serbo, il Partito del popolo pachistano di Benazir Bhutto, il Fronte sandinista nicaraguense, i due partiti messicani...».

Quale la sfida dell’oggi?
«Una delle grandi sfide che sta di fronte alle forze progressiste su scala mondiale è proprio quella di costruire un campo delle forze riformiste sempre più largo e sempre più unito, ed è un obiettivo che la stessa IS avverte come proprio.
Già oggi, peraltro, a tutte le iniziative dell’Internazione Socialista partecipano rappresentanti di partiti o associazioni che non fanno parte dell’organizzazione, quali il Partito dei lavoratori di Lula - legato da un patto di azione privilegiato con l’IS - o l’Istituto di relazioni internazionali del Partito democratico americano che participa con uno status speciale ai lavori dell’Internazionale Socialista, e recentemente, con l’impuso del presidente Papandreu, l’IS ha costituito una commissione sui temi della sostenibilità ambientale e della politica energetica e del clima a cui sono stati invitati a partecipare, accanto a rappresentanti di partiti socialisti e socialdemocratici, esponenti di partiti non membri dell’IS, come il Partito democratico giapponese, il Partito del Congresso indiano, il Partito democratico Usa.
In questa chiave si colloca il rapporto ta il Partito democratico che abbiamo costituito in Italia e l’Internazionale Socialista, nel senso che dell’IS sono membri i Democratici di Sinistra: il Pd in quanto tale non aderisce all’Internazionale Socialista ma vuole con l’Is e con altre forze progressiste costruire un grande movimento riformista mondiale. E questo è il senso della nostra presenza al Congresso dell’IS.

Ci sarà la delegazione dei Ds, perché i Democratici di Sinistra, che hanno contribuito a far nascere il Pd confluendo in esso, mantengono viva tuttavia la loro presenza nell’Internazionale Socialista per non disperdere l’enorme patrimonio di collegamenti internazionali che offre quella sede, e al tempo stesso come ponte verso l’obiettivo di un forum internazionale più grande da costruire con l’IS e altre forze progressiste e riformiste di tutto il mondo.
D’altra parte, una scelta transitoria analoga la vive la Margherita che anch’essa, pur avendo sospeso la sua attività politica in Italia e contribuito a far nascere il Pd, mantiene la propria affiliazione al Partito democratico europeo. E lo stesso impianto transitorio lo ritroviamo al Parlamento europeo dove oggi i parlamentari del Pd sono in parte nel gruppo socialista, in parte nel gruppo liberale, e stanno lavorando per realizzare nel 2009 un’unica, comune collocazione parlamentare».

C’è chi mette in evidenza che nella delegazione ad Atene non vi sia alcun dirigente dell’ex Margherita.
«I dirigenti Ds sono anche dirigenti del Partito democratico, e ad Atene saranno presenti con una sorta di “doppio cappello”: membri dell’Internazionale Socialista come Ds e partecipanti al dibattito congressuale come esponenti del Pd. Una formula che riassume la fase transitoria che ho appena descritto».


29 giugno 2008

22 giugno 2008
Rose Rosse d'Europa

 

E' attiva già da tempo un'associazione culturale chiamata Rose Rosse d'Europa per "promuovere i gemellaggi tra le organizzazioni di base dei partiti politici che aderiscono al Partito Socialista Europeo, realizzando scambi culturali, incontri e diffusione di esperienze di comune interesse".
L'associazione inoltre vuole ribadire fortemente la necessità sciogliere le riserve sulla collocazione europea del partito chiedendo a gran voce l'ingresso nel Pse. Riteniamo fondamentale per noi l'appartenenza al campo del socialismo europeo e la collaborazione con le organizzazioni giovanili dei partiti socialisti, laburisti, socialdemocratici e democratici che ne fanno parte. E così come pensiamo sia doveroso che il Partito Democratico aderisca al Pse e all'Internazionale Socialista, di conseguenza è per noi fondamentale che la nuova giovanile democratica sia parte integrante dei giovani socialisti europei (ecosy) e internazionali (iusy).
Pertanto l'organizzazione ascolana appoggia e sostiene l'iniziativa di quei compagni che vogliono chiarezza sulle collocazioni internazionali e coglie nell'azione di Rose Rosse d'Europa una risorsa preziosa per tutti i Giovani Democratici.
http://www.roserossedeuropa.eu/

Matteo Terrani
Coordinatore Gd Ascoli Piceno

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