.
Annunci online

14 gennaio 2009
Dobbiamo fare la nostra scelta

APPELLO DELLA TAVOLA DELLA PACE
Fermare la guerra a Gaza non è un obiettivo impossibile.
Dobbiamo fare la nostra scelta.
Complici della guerra o costruttori di pace?

Sabato 17 gennaio 2009 ore 10.00 Incontriamoci ad Assisi per la pace in Medio Oriente in nome dei diritti umani e della legalità internazionale, gridiamo insieme: "Fermatevi! Fermiamola!"

Quanti bambini, quante donne, quanti innocenti dovranno essere ancora uccisi prima che qualcuno decida di intervenire e di fermare questo massacro? Quanti morti ci dovranno essere ancora prima che qualcuno abbia il coraggio di dire basta?

Vergogna! Quanto sta accadendo è vergognoso. Vergognoso è il silenzio dell'Italia e del mondo. Vergognosa è l'inazione dei governi europei e del resto del mondo che dovevano impedire questa escalation. Vergognoso è il veto con cui gli Stati Uniti ancora una volta stanno paralizzando le Nazioni Unite. Vergogna!

Niente può giustificare un bagno di sangue. Nessuna teoria dell'autodifesa può farlo. Nessuno può rivendicare il diritto di compiere una simile strage di bambini, giovani, donne e anziani senza subire la condanna della comunità internazionale. Nessuno può arrogarsi il diritto di infliggere una simile punizione collettiva ad un milione e mezzo di persone. Nessuno può permettersi di violare impunemente la Carta delle Nazioni Unite, la legalità e il diritto internazionale dei diritti umani.

Tutto questo è inaccettabile. Inaccettabile è il lancio dei missili di Hamas contro Israele. Inaccettabile è la guerra scatenata da Israele contro Gaza. Inaccettabile è l'assedio israeliano della Striscia di Gaza. Inaccettabile è la continuazione dell'occupazione israeliana dei territori palestinesi. Inaccettabili sono le minacce di distruzione dello Stato di Israele. Inaccettabili sono le violenze, le umiliazioni e le immense sofferenze quotidiane inflitte ai palestinesi e la costante violazione dei fondamentali diritti umani. Inaccettabile è il nuovo muro costruito sulla terra palestinese. Inaccettabile è il silenzio e l'inazione irresponsabile dell'Onu, dell'Europa e dell'Italia.

La continuazione di questo dramma è una tragedia per tutti. La più lunga della storia moderna. Nessuno può chiamarsi fuori. Siamo tutti coinvolti. Tutti corresponsabili. Questa guerra non sta uccidendo solo centinaia di persone ma anche le nostre coscienze e la nostra umanità. Il nostro silenzio corrode la nostra dignità.

Complici della guerra o costruttori di pace? Dobbiamo fare la nostra scelta. Altre opzioni non ci sono.

Di fronte a queste atrocità, dobbiamo innanzitutto cambiare il modo di pensare. Non ha alcun senso schierarsi con gli uni contro gli altri. Occorre trovare il modo per aiutare gli uni e gli altri ad uscire dalla terrificante spirale di violenza che li sta brutalizzando. Anche la teoria dell'equidistanza è insensata perché nega la verità e falsa la realtà. La vicinanza a tutte le vittime è il modo più giusto di cominciare a costruire la pace in tempo di guerra.

Dobbiamo uscire dalla cultura della guerra. E' vecchia e fallimentare. Nessuna guerra ha mai messo fine alle guerre. La guerra può raggiungere temporaneamente alcuni obiettivi ma finisce per creare problemi più grandi di quelli che pretende di risolvere. Non c'è nessuna possibilità di risolvere i problemi dei palestinesi, di Israele e del Medio Oriente attraverso l'uso della forza. La via della guerra è stata provata per sessant'anni senza successo. Anche il buon senso suggerisce di tentare una strada completamente nuova.

Dobbiamo pensare e realizzare il Terzo. Non sarà possibile risolvere la questione palestinese o mettere fine alle guerre del Medio Oriente senza l'intervento di un Terzo al di sopra delle parti. Oggi questo Terzo purtroppo non esiste. Il Consiglio di Sicurezza dell'Onu è ancora paralizzato dal veto degli Stati Uniti. I governi europei sono divisi e incapaci di sviluppare una politica estera comune. Ma questa realtà non è immutabile. Esserne consapevoli deve spingerci a lavorare con ancora maggiore determinazione per pensare e realizzare il Terzo di cui abbiamo urgente bisogno.

Fermare la guerra non è un obiettivo impossibile. Le Nazioni Unite devono cambiare, imporre l'immediato cessate il fuoco, soccorrere e proteggere la popolazione intrappolata nella Striscia di Gaza. L'Europa deve agire con decisione e coerenza per fermare questa inutile strage e ridare finalmente la parola ad una politica nuova. Non può permettersi di sostenere una delle due parti. Deve avere un autentico ruolo conciliatore.

La guerra deve essere fermata ora. Non c'è più tempo per la vecchia politica, per la retorica, per gli appelli vuoti e inconcludenti. E' venuto il tempo di un impegno forte, autorevole e coraggioso dell'Italia, della comunità internazionale e di tutti i costruttori di pace per mettere definitivamente fine a questa e a tutte le altre guerre del Medio Oriente. Senza dimenticare il resto del mondo. Per questo, dobbiamo fare la nostra scelta.

Giovani, donne, uomini, gruppi, associazioni, sindacati, enti locali, media, scuole, parrocchie, chiese, forze politiche: "a ciascuno di fare qualcosa!"



Tavola della Pace, Coordinamento Nazionale Enti Locali per la pace e i diritti umani, Acli, Arci, Agesci, Articolo 21, Cgil, Pax Christi, Libera. Associazioni Nomi e Numeri contro le mafie, Legambiente, Associazione delle Ong italiane, Beati i Costruttori di pace, Emmaus Italia, CNCA, Gruppo Abele, Cipsi, Banca Etica, Volontari nel Mondo Focsiv, Centro per la pace Forlì/Cesena, Lega per i diritti e la liberazione dei popoli

12 gennaio 2009
Gaza: dal Pse un appello per la fine delle violenze
Da Rose Rosse d'Europa riceviamo e pubblichiamo quanto segue
  
Il Gruppo PSE al Parlamento Europeo:
1 Esprime la propria più profonda indignazione per le violenze nella Striscia di Gaza e per le conseguenze dello sproporzionato uso della forza da parte dell’esercito israeliano, causa di centinaia e centinaia di vittime, una larga parte delle quali civili, tra cui anche numerosi bambini.
Deplora fortemente che obiettivi civili e delle Nazioni Unite siano stati colpiti; chiede a Israele di rispettare i propri obblighi in materia di diritto internazionale e di diritto internazionale umanitario, nonché di permettere alla stampa internazionale di seguire gli eventi sul campo. Chiede ad Hamas di interrompere il lancio di razzi e di assumersi le proprie responsabilità impegnandosi in un processo politico che conduca alla ripresa del dialogo inter-palestinese e dei negoziati in corso.
2 Chiede un cessate-il-fuoco immediato. Il cessate-il-fuoco, che deve comprendere anche un ritiro dai territori rioccupati in questi ultimi giorni, e la tregua negoziata dovrebbero essere garantiti da un meccanismo predisposto dalla comunità internazionale al fine di permettere il dispiegamento, lungo i confini della Striscia di Gaza, di una forza multinazionale che includa anche i Paesi arabi e musulmani. Invita l’Unione Europea ad appoggiare ogni accordo raggiunto presso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite.
3 Domanda con forza alle autorità israeliane di permettere che i viveri, l’aiuto medico più urgente e il carburante possano essere consegnati attraverso l’apertura di valichi e la rimozione del blocco della Striscia di Gaza. L’annuncio dell’apertura di un corridoio umanitario a Rafah è un primo passo che deve essere urgentemente realizzato. Chiede alle istituzioni europee ed agli altri donatori internazionali, in cooperazione con le Nazioni Unite e le Organizzazioni Non-Governative, di fornire un livello di aiuti adeguato in vista delle crescenti necessità e chiede ad Israele di non ostacolare questo sforzo umanitario essenziale. Questo aiuto potrebbe contribuire a ricostituire gradualmente una ripresa economica nella Striscia ed a ricreare condizioni di vita dignitose per la popolazione palestinese, in particolare per i più giovani.
4 Considera che la riattivazione immediata degli “Accordi su Movimento e Accesso” e dei “Principi Negoziati per il Valico di Gaza”, del settembre 2005 tra Egitto, Israele e Palestina dopo il ritiro unilaterale di Israele da Gaza, deve essere garantita senza alcuna restrizione. L’Unione Europea potrebbe dare un contributo essenziale in questo senso riattivando la propria missione di monitoraggio a Rafah.
5 Ribadisce che non può esistere alcuna soluzione militare per il conflitto israelo-palestinese e ritiene che sia il momento per un accordo di pace complessivo e duraturo che tenga conto dei negoziati condotti finora da entrambe le parti. Una conferenza internazionale promossa dal Quartetto e con la partecipazione di tutti gli attori regionali, sulla linea dei precedenti accordi tra Israeliani e Palestinesi e dell’iniziativa di pace della Lega Araba, potrebbe essere messa in atto nel perseguimento di tale obiettivo. Considera che un rinnovato sforzo per la riconciliazione tra i Palestinesi sia un passo essenziale in questa prospettiva.
6 Sottolinea nuovamente che ogni rafforzamento delle relazioni politiche tra Israele e l’Unione Europea deve essere fortemente condizionato al rispetto del diritto internazionale umanitario, a un impegno concreto verso un accordo di pace complessivo, alla fine della crisi umanitaria a Gaza e nei Territori Occupati e al rispetto della piena attuazione dell’Accordo di Associazione tra Unione Europea e Autorità Palestinese. Finché la situazione rimarrà così critica, il Gruppo PSE manterrà la propria posizione negativa sul voto del parere del Parlamento Europeo su una più avanzata partecipazione di Israele ai programmi comunitari.
7 E’ preoccupato per le serie conseguenze della recrudescenza del conflitto sulla vita quotidiana dei cittadini della regione e sulle speranze di una pace duratura in tutto il Medio Oriente; sottolinea altresì il rischio di nuocere alla comprensione reciproca ed al dialogo tra tutte le comunità in Europa.
8 Chiede urgentemente all’Unione Europea di assumere un ruolo politico più forte ed unito, come fu nel caso della crisi in Libano nel 2006 e della recente crisi tra Georgia e Russia. Nella propria azione, l’Unione Europea deve cogliere l’opportunità di cooperare con la nuova amministrazione statunitense e di porre termine al conflitto con un accordo basato sulla soluzione “due popoli, due Stati”, dando finalmente la possibilità ad Israeliani e Palestinesi di vivere fianco a fianco in pace e sicurezza. Questo sarebbe un contributo enorme all’obiettivo di creare una nuova struttura pacifica di sicurezza regionale in Medio Oriente.
9 Invita i propri Membri, in collaborazione con i partiti del socialismo europeo, con gli altri movimenti progressisti e con le organizzazioni non-governative, a promuovere attivamente tra l’opinione pubblica europea una campagna politica centrata sul forte appello per la pace in Medio Oriente.

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. pse gaza israele palestina hamas pace pd

permalink | inviato da fraska il 12/1/2009 alle 0:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
6 gennaio 2009
Per la pace

immagine documento “Quello che sta avvenendo in queste ore in Medio Oriente è estremamente grave: c’è il rischio di una pesante radicalizzazione della situazione con conseguenze drammatiche per la stabilità e la sicurezza della regione oltre che per il gran numero di vite umane già travolte o messe a rischio”. Il leader del Partito Democratico, Walter Veltroni, commenta così la drammatica situazione che ha trovato il suo palcoscenico nella Striscia di Gaza.

“Siamo davanti alla conclusione fallimentare della strategia di chi, come l’attuale amministrazione Usa, riteneva che le crisi non vadano affrontate con le armi della politica bensì con la politica della forza. - continua il segretario dei democratici - Una strategia lontana da quella praticata dalle amministrazioni democratiche americane che si era concretizzata in iniziative di pace come Camp David. L’obiettivo rimane quello di una risoluta lotta al terrorismo, che è stato in tutti questi anni una minaccia alla sicurezza dello stato e dei cittadini di Israele, e questo obiettivo passa attraverso il difficile ma necessario reciproco pieno riconoscimento. Chiediamo che l’Italia si muova per un immediato cessate il fuoco, facciamo appello per un immeditato aiuto umanitario alle popolazioni civili duramente colpite, chiediamo che la parola torni all’iniziativa politica. Per questo è anche fondamentale un ruolo attivo sulla scena politico diplomatico degli organismi internazionali e dell’Europa, che però oggi, in una situazione tanto drammatica e delicata,
appare divisa e incerta”.

Veltroni poi attacca la posizione del governo italiano in merito alla vicenda e la definisce “inadeguata” alla drammaticità e all'urgenza imposta dalla crisi in Medio Oriente. “Frattini aveva annunciato, solo pochi giorni fa, di aver ricevuto assicurazioni che non vi sarebbe stata una offensiva di terra a Gaza e in queste ore ora viene smentito. Lo stesso ministro degli Esteri aveva parlato di una iniziativa congiunta italo-francese senza che alle parole seguissero i fatti”. Oggi, il ministro Frattini ha cercato di difendere la posizione espressa il 30 dicembre davanti alle commissioni Esteri riunite di Camera e Senato, addebitando l'errore di valutazione a Israele, convinta di poter annientare le basi missilistiche di Hamas con i bombardamenti aerei ed evitare così l'attacco via terra.

Sulle “ipotesi”, peraltro sbagliate, del ministro Frattini, è meglio far prevalere i fatti. “L’Europa e l’Italia - dice ancora Veltroni - debbono ritrovare una forte presenza e iniziativa sulla scena mediorientale e come due anni fa in Libano assuma concrete iniziative che consentano di ottenere la tregua, di garantirne il rispetto. Questo con l’obiettivo di ricostruire le condizioni trovare una soluzione dei conflitti basata sul riconoscimento dei diritti dei due popoli.
Nessuno può pensare di affrontare la crisi usando la forza piuttosto che non attraverso una chiamata all’impegno degli organismi internazionali”.

L'urgenza di un'iniziativa Europea e di una “sveglia” per quella italiana è stata più volte sottolineata anche da Piero Fassino, ministro degli Esteri del governo ombra del PD. “Come due anni fa in Libano, sia l’Unione Europea ad agire subito per ottenere la sospensione immediata del conflitto, dichiarando la disponibilità anche a inviare gli osservatori e le forze necessarie a garantire il rispetto della tregua da parte di tutti”.

“E ottenuta la tregua – ha aggiunto Fassino – si lavori subito alla convocazione di una Conferenza internazionale di pace che faccia uscire il Medio Oriente dal buco nero della guerra della guerra e dell’odio”.

“Chiediamo al governo italiano – ha ribadito il ministro ombra, intervenendo anche
in un'intervista su l'Unità – di non limitarsi a dichiarazioni formali o a generici quanto inutili auspici, ma di assumere in tutte le sedi internazionali iniziative immediate e concrete, utili a spegnere l’incendio che sta nuovamente bruciando in Medio Oriente”.

Dunque, come ha sottolineato anche Andrea Orlando, portavoce del Partito Democratico, è inutile che il governo si affanni tanto a criticare Veltroni per aver giustamente segnalato una debolezza e una incertezza dell’Ue e in particolare dell’Italia. “E’ il momento di smetterla – replica Orlando alle escandescenze della maggioranza - e di dedicarsi seriamente alla ricerca di una soluzione politica alla crisi di Gaza e di ottenere nel tempo più breve possibile una tregua: nuovi morti, nuovi combattimenti non aiutano il processo di pace”.

Per questo il Pd si sta mobilitando per tentare di dare il proprio contributo per il raggiungimento di una tregua. Pierluigi Bersani ha incontrato a Ramallah, nella tarda serata di sabato 3 gennaio, il consigliere politico del presidente dell’Anp Abu Mazen, Nemer Ammad. “Ho ascoltato parole molte forti di condanna per l’intervento israeliano” , ha sottolineato Bersani al termine dell’incontro con Nemer Ammad, avvenuto nelle stesse ore in cui partiva l’intervento di terra dell’esercito israeliano e nel quale il parlamentare del PD ha ribadito le posizioni espresse più volte in questi giorni dai dirigenti del partito, “In particolare, ho percepito la radicata e sincera convinzione dell’autorità palestinese intorno a tre punti fondamentali: senza l’accordo di pace ogni battaglia, anche la più sanguinosa, può solo prolungare la guerra senza mai concluderla; non si tratta solo di Gaza, anche la Cisgiordania alla lunga non reggerà la tensione; la politica israeliana sta distruggendo il ruolo e il prestigio dei moderati e questo provocherà non solo in Palestina ma in tutto il Medio Oriente l’espansione a macchia d’olio del radicalismo e dell’integralismo. Queste le convinzioni dell’autorità palestinese che si prepara, mi pare senza
troppa fiducia, agli appuntamenti delle prossime ore alle nazioni Unite e con i diversi esponenti europei. Dagli incontri di questi giorni l’iniziativa israeliana appare senza proporzione alcuna e con obiettivi ancora non decifrabili”.

“Bisogna- conclude Bersani, in questo momento a Gerusalemme insieme a una delegazione delle istituzioni locali di Padova in visita in questi giorni in Medio Oriente per una serie di incontri di carattere culturale ed economico, con autorità civili, religiose e con associazioni umanitarie - che la comunità internazionale trovi la chiave per fermare la guerra, che l’Europa faccia meglio e con più forza la sua parte e che l’Italia si metta nel gruppo di testa e non i coda all’iniziativa europea”.

Tuttavia, per ora, l'unica certezza sul futuro della crisi è il sangue che continua a scorrere sulle terre martoriate dagli attacchi. All'inizio dell'ottavo giorno dell'operazione “Piombo fuso”, sabato 3 gennaio, i caccia israeliani hanno effettuato almeno 25 incursioni mentre, nel pomeriggio, sono iniziano i tiri dell'artiglieria. In serata militari e blindati israeliani sono entrati a Gaza, accerchiandola. E' l'inizio della "seconda fase" dell'operazione. Alla richiesta di “cessate il fuoco” della Francia, si aggiunge anche quello dell'Inghilterra.  Un appello che anche il viceministro degli esteri russo Alexandre Saltanov , ha rivolto al presidente palestinese Abu Mazen, in un incontro avuto tra i due, e in cui Mazen ha ricordato che "la priorità assoluta in questo momento è la sospensione immediata e senza condizioni degli attacchi contro la Striscia di Gaza".
Dal sito del Pd

"Dove of peace", foto tratta dall'album Flickr di Maureen09

sfoglia dicembre        marzo